L’opera racchiusa Sunday, Mar 22 2009 

 

L’opera racchiusa, di Federico Federici
Collana Festival diretta da Valentino Ronchi
Lampi di stampa, Milano, 2009
ISBN 978-88-488-0799-9

 

A quasi quattro anni dal precedente “Quattro Quarti” a firma Antonio Diavoli, Federico Federici pubblica “L’opera Racchiusa”, primo lavoro a proprio nome, nella collana Festival diretta da Valentino Ronchi. In questi anni, l’autore si è soprattutto dedicato alla traduzione (Nika Turbina, Paul Celan, Hans Arp, Katarina Frostenson, Cesare Pavese e Alice Oswald, tra gli altri), fatto salvo per un breve resoconto di viaggio in versi “N Documenti in cifra” (Cantarena, 2006) e il diario a due voci con Ilaria Seclì (Cantarena, 2007).
Come giustamente osserva Giancarlo Rossi, nella nota su “Atelier” che anticipa di qualche mese l’uscita del libro, “Se c’è un io che parla, esiste accanto a una figura (la si percepisce femminile), che partecipa di esperienze misteriose e significanti, fino alla nominazione asciutta, e immersa in una luce d’eternità, dei fenomeni dell’universo: una coscienza che abbraccia i vivi e si rivolge ai morti, nella stupefacente realtà della loro presenza assente”.
I versi di quest’opera sono frequentemente inscritti nel luogo-non-luogo di una casa, che è insieme corpo e abito alla memoria. Lì si instaura il dialogo con l’invisibile figura silenziosa, che metamorficamente attraversa le tre sezioni, passando dai tratti spirituali dell’anima nella prima, a quelli indecifrabili di donna nell’ultima.
È lo stesso percorso evocato l’anno prima nel cortometraggio “mur-mur”, nel quale, non a caso, alcuni testi fecero comparsa tra i dialoghi, in versione ancora non definitiva.
Un libro ricco di pronunce raffinate, costruito su una parola priva di incertezze, lavorata sino al residuo della sillaba, lungo il percorso che la rivela dal silenzio o che, verso il silenzio di nuovo la conduce. Mai aulico o grave di lontane citazioni, l’io lirico si muove a proprio agio tra i fatti della memoria, animato da un’incessante ansia di scoprire, intuire, portare in luce e riferire la sua lingua, perché giunto finalmente è il tempo “[…] di dare le mani nell’andirivieni dei vivi / fermare gli occhi, lo sguardo a chi trema”

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Reperibile su ordinazione in tutte le librerie e, a breve, su IBS e altri siti specializzati online.

Su Facebook si può parlare del libro QUI

 

L’AUTORE

 

Concorso di Letteratura e Poesia “Città di Bari” Tuesday, May 26 2009 

Patrocino
Regione Puglia -Provincia di Bari -Comune di Bari

REGOLAMENTO

1. L’iscrizione al Concorso è aperta a tutti senza alcun limite di età. L’adesione da parte dei minori deve essere controfirmata da chi ne esercita la patria podestà.

2 . Il Concorso è articolato in cinque sezioni;

Sezione A – Poesia in lingua italiana edita o inedita a tema libero senza limiti di lunghezza.

Sezione B – Poesia dialettale edita o inedita a tema libero senza limite di lunghezza con indicazione dell’origine del dialetto e traduzione in lingua a lato.

Sezione C – Poesia o racconto breve (max 3 fogli formato A4, carattere Times New Roman 12) in lingua italiana avente come tema la storia, la cultura, il folklore, le leggende, i miti o le tradizioni della Puglia,oppure della regione di residenza.

Sez. D- Racconto o novella breve,inediti o editi. Max 15 pagine carattere Times New Roman 12) per i racconti inediti.

Sez. E -Studenti delle scuole medie e licei .1 poesia in 6 copie. Sezione Gratuita.

Per ogni sezione si possono presentare un massimo di tre opere.(esclusa la sez. D)

3. E’ stabilita una quota di adesione di € 20,00 per ogni sezione(esclusa la sez. E) da versare sul cc postale n.24522294 intestato a ll’Associazione.Si può partecipare a più sezioni versando una quota per sezione. Tre sezioni 50,00 € .

4, Ogni poesia va inviata in 5 (cinque) copie assolutamente anonime. Su un foglio a parte si dovranno indicare i dati personali; nome e cognome dell’autore, indirizzo completo, numero di telefono, eventuale indirizzo e-mail, titolo delle poesie e la seguente attestazione firmata: “Io sottoscritto………….. dichiaro che le opere presentate sono di mia creazione. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai soli fini istituzionali (Legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Per i minori è necessaria la firma di chi esercita la patria podestà.. Per la dichiarazione è possibile (ma non obbligatorio) utilizzare il modulo sulla brochure del Concorso.

5. Gli elaborati e la quota di adesione vanno spediti entro e non oltre il 15 giugno 2009 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo; Associazione Culturale Il Papavero d’Oro, Via Della Vittoria, 38/c ,7002O Toritto (BA) tramite R.R o posta prioritaria. Verranno accettate opere inviate tramite posta elettronica. e-mail papaverodoro@libero.it

6.Le opere inviate, anche se non premiate, non saranno restituite.

7. Per informazioni e delucidazioni sul Concorso è possibile contattare la Segreteria del Premio ai numeri telefonici 349-3221739 – 080-603705.

8. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. L’Associazione Culturale “il Papavero d’Oro”, organizzatore del concorso, si riserva di utilizzare i testi delle poesie, senza nulla avere a pretendere da parte degli stessi autori, per pubblicazioni sul sito internet dell’associazione, per le letture e l’eventuale pubblicazione su riviste o antologie.

9.I premiati ed i segnalati dovranno ritirare personalmente i premi o delegare persona fidata a tale scopo. Se richiesto, i premi non ritirati potranno essere spediti agli interessati con le relative spese a carico del destinatario.

10.L’organizzazione non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazioni della privacy o di qualunque altro atto non conforme alla legge compiuto dall’autore nonché di eventuali danneggiamenti, furti o ritardi postali.

11-I risultati del Concorso saranno pubblicati sul sito del Circolo www. papaverodoro.org , sul sito del Club degli Autori, www.club.it, su riviste e quotidiani della zona e comunicati ai vincitori tramite contatto telefonico, lettera o e-mail.

12.La cerimonia di premiazione avverrà nel mese di settembre 2009 presso la Sala Consiliare del Comune o Provincia di Bari.

13-. Al fine di evitare smarrimenti si consiglia di chiudere accuratamente il plico.

14.. Si chiede gentilmente a tutti gli autori di non attendere l’approssimarsi della scadenza del premio ma di anticipare, se possibile, l’invio delle opere in modo da agevolare il lavoro della segreteria.

15. La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata di tutte gli articoli del presente regolamento. Il mancato rispetto delle norme sopra descritte, comporta l’esclusione dal concorso.

N.B. al fine di evitare smarrimenti si consiglia di chiudere accuratamente il plico.

Per ogni controversia sarà competente il Foro di Bari.

Presidente Giuria
Prof.ssa Anna Gramegna

Presidente dell’Associazione
Vincenzo Sciannelli

Medaglia d’argento del Presidente della Repubblica per la decima edizione

Sito web – www.papaverodoro.org
e-mail papaverodoro@libero.it

Camillo Sbarbaro Thursday, Feb 12 2009 

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegra.

Edizioni Neve Saturday, Jan 17 2009 

Nasce oggi “π -trimestrale di conversazioni poetiche” a cura di Federico Federici, su invito di David Nettleingham. La rivista entra così a far parte del Conversation International Poetry Project che, su ispirazione dell’esperienza maturata dalla rivista Conversation Poetry Quarterly di Canterbury, si propone di creare un circuito poetico unico ed eterogeneo attraverso redazioni e pubblicazioni in diverse parti del mondo. L’uscita del primo numero è prevista per Aprile 2009.

Maggiori dettagli QUI.


Eugenio Montale Saturday, Jan 3 2009 

Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Arsenio

I turbini sollevano la polvere
sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi
deserti, ove i cavalli incappucciati
annusano la terra, fermi innanzi
ai vetri luccicanti degli alberghi.
Sul corso, in faccia al mare, tu discendi
in questo giorno
or piovorno ora acceso, in cui par scatti
a sconvolgerne l’ore
uguali, strette in trama, un ritornello
di castagnette.

E’ il segno d’un’altra orbita: tu seguilo.
Discendi all’orizzonte che sovrasta
una tromba di piombo, alta sui gorghi,
più d’essi vagabonda: salso nembo
vorticante, soffiato dal ribelle
elemento alle nubi; fa che il passo
su la ghiaia ti scricchioli e t’inciampi
il viluppo dell’alghe: quell’istante
è forse, molto atteso, che ti scampi
dal finire il tuo viaggio, anello d’una
catena, immoto andare, oh troppo noto
delirio, Arsenio, d’immobilità…

Ascolta tra i palmizi il getto tremulo
dei violini, spento quando rotola
il tuono con un fremer di lamiera
percossa; la tempesta è dolce quando
sgorga bianca la stella di Canicola
nel cielo azzurro e lunge par la sera
ch’è prossima: se il fulmine la incide
dirama come un albero prezioso
entro la luce che s’arrosa: e il timpano
degli tzigani è il rombo silenzioso

Discendi in mezzo al buio che precipita
e muta il mezzogiorno in una notte
di globi accesi, dondolanti a riva, -
e fuori, dove un’ombra sola tiene
mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita
l’acetilene -
finché goccia trepido
il cielo, fuma il suolo che t’abbevera,
tutto d’accanto ti sciaborda, sbattono
le tende molli, un fruscio immenso rade
la terra, giù s’afflosciano stridendo
le lanterne di carta sulle strade.

Così sperso tra i vimini e le stuoie
grondanti, giunco tu che le radici
con sé trascina, viscide, non mai
svelte, tremi di vita e ti protendi
a un vuoto risonante di lamenti
soffocati, la tesa ti ringhiotte
dell’onda antica che ti volge; e ancora
tutto che ti riprende, strada portico
mura specchi ti figge in una sola
ghiacciata moltitudine di morti,
e se un gesto ti sfiora, una parola
ti cade accanto, quello è forse, Arsenio,
nell’ora che si scioglie, il cenno d’una
vita strozzata per te sorta, e il vento
la porta con la cenere degli astri.

Nika Turbina – Edizioni Via del Vento Thursday, Oct 30 2008 

Una nuova edizione delle poesie di Nika Turbina, con inediti mai usciti in Italia, una biografia autorizzata dalla famiglia e una nota critica, è appena uscita con titolo Sono pesi queste mie poesie nella collana acquamarina delle preziose Edizioni Via del Vento (2008, 36 p., Euro 4,00, ISBN 978-88-6226-017-6), traduzioni e cura di Federico Federici. Maggiori dettagli e qualche estratto

QUI

Елена Фанайлова Monday, Jul 14 2008 

A new poem by Елена Фанайлова translated by Federico Federici HERE

Alla vita – Marina Ivanovna Cvetaeva Sunday, Jan 6 2008 

Non prenderai il mio rossore
intenso – come le piene dei fiumi!
Sei il cacciatore, ma io non cederò,
sei l’inseguimento, ma io sono la fuga.

Non prenderai la mia anima viva!
Così, nel galoppo delle cacce -
si china – e morde
una vena il cavallo
arabo.

E’ tardi – di Attila Jozsef Thursday, Jan 3 2008 

Da otto giorni il pensiero di mia mamma
m’accompagna ogni istante. La rivedo:
la cesta del bucato pressata contro il seno,
salire ansante su nella soffitta.

Io, a quel tempo, ero ancora un essere
sincero: piangevo, mi stizzivo:
lasciasse stare quella cesta colma,
portasse invece me nella soffitta.

Ma lei, senza curarsi di quel pianto
nè dei gridi, saliva cheta a stendere:
e i panni, tutti brividi e riverberi,
frusciavano e danzavano nel vento.

Ora non piangerei: ma è tardi ormai
Ora, sì, vedo quanto lei sia alta
che coi grigi capelli tocca il cielo:
e scioglie il turchino nell’acqua del cielo

Sognato per l’inverno – di Arthur Rimbaud Wednesday, Jan 2 2008 

L’inverno noi andremo in un vagone rosa
con i cuscini azzurri.
Staremo bene, cara. Folli baci si annidano
in quella morbidezza.
Abbasserai le palpebre per non veder dal vetro
le ombre che fan smorfie,
mostri serali arcigni, una nera plebaglia
di demoni e di lupi.

A un tratto sulla guancia sentirai come un graffio…
un bacio leggerissimo ti correrà sul collo
come un ragno impazzito…

Tu mi dirai “Cercalo!” piegando un pò la testa…
Ci occorrerà del tempo per trovar quella bestia
che va di qua e di là.

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